Ambasciata somala: qualcosa si muove, in Germania

 (immagini di Fabrizio Ricci)

Un tribunale tedesco ha sospeso il rientro nel nostro Paese di un rifugiato come previsto dal trattato di Dublino. Nella motivazione del provvedimento si spiega che ci sono “forti dubbi sulla situazione umanitaria dei richiedenti asilo in Italia”

di Fabrizio Ricci e Carlo Ruggiero

In Italia non si muove foglia. Per ora, la nostra inchiesta sulla incredibile situazione dell’ambasciata somala di via dei Villini, nel cuore di uno dei quartieri della “Roma bene”, non ha portato alle conseguenze sperate. In altre parole, non è stata trovata e forse non è stata neanche cercata una soluzione accettabile per gli oltre 100 “fantasmi” che la popolano, giovani rifugiati politici somali ammassati lì dentro in condizioni drammatiche, costretti a vivere come barboni, perché completamente sprovvisti di un qualsiasi tipo di assistenza da parte delle istituzioni italiane.

Una soluzione non è certo arrivata nella notte tra l’11 e il 12 novembre scorsi, quando la polizia ha fatto irruzione nell’edificio, l’ha sgomberato, ha portato in questura tutti i suoi ospiti e subito dopo li ha rilasciati. In quell’occasione il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è complimentato per l’operazione. E mentre lo faceva i 100 “fantasmi” di via dei Villini sono rientrati nell’ambasciata. In meno di 48 ore tutto è tornato esattamente come prima. Ma se l’Italia e le sue istituzioni sembrano totalmente disinteressate al destino di questi giovani somali, che – vale la pena ricordarlo ancora una volta – sono rifugiati politici e in quanto tali hanno diritto di asilo come previsto dalla nostra Costituzione (art. 10 comma 3), all’estero qualcosa invece è successo.

Lo scorso 9 novembre il tribunale amministrativo di Darmstadt, in Germania, ha deciso di sospendere il rientro in Italia di un rifugiato politico come avrebbe invece voluto il trattato “Dublino II” che impone a chi ottiene asilo in un paese dell’Ue di restare in quello stesso Paese, per evitare il fenomeno definito “asylum shopping”. Ma secondo il giudice tedesco che ha emesso il provvedimento, ci sono “forti dubbi sulla situazione umanitaria dei richiedenti asilo in Italia”, in particolare per quanto concerne “la salute e la sistemazione”. Una situazione che non sarebbe in linea “con i minimi standard europei“. Per questo il rifugiato oggetto del provvedimento è potuto restare in Germania.

In seguito a questa decisione del tribunale tedesco lo “European Council on Refugees and Exiles“, una rete di 69 organizzazioni non governative di tutta Europa, che promuove politiche di asilo “umane e generose”, ha scritto qualcosa di molto significativo nel suo bollettino ufficiale del 19 novembre scorso: “Ci sono ragionevoli dubbi – dice l’autorevole organismo internazionale – sul fatto che l’Italia offra sufficienti garanzie sui diritti fondamentali delle persone che hanno richiesto protezione internazionale”.

E questi “ragionevoli dubbi” sono esattamente gli stessi che abbiamo cercato di sollevare con la nostra inchiesta, senza trovare però, almeno per ora, un qualsiasi tipo di risposta da parte delle istituzioni italiane. E chissà allora che non possa essere proprio l’Europa o qualche altro Paese dell’Unione a costringere l’Italia ad affrontare situazioni intollerabili come quella dell’ambasciata somala di via dei Villini. Di certo, la sentenza emessa in Germania potrà rappresentare un precedente importante per i tanti disperati che attualmente, pur avendo diritto di asilo, vivono la loro permanenza nel nostro Paese come un sorta di prigionia a causa della condizione di totale abbandono in cui sono costretti.

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