Inchiesta: Rifugiati, Italia sotto accusa

Rifugiati: Italia sotto accusa (autore foto: united nations photo, da flickr) (immagini di autore foto: united nations photo, da flickr)

Quarantuno tribunali tedeschi bloccano le espulsioni di rifugiati politici verso il nostro paese. Ordinanze anche da Olanda, Svezia e Uk: “L’Italia non garantisce dignità”. Il dossier che fa luce su un inferno sconosciuto DI C.RUGGIERO E F.RICCI

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di Carlo Ruggiero e Fabrizio Ricci, rassegna.it

Quarantuno tribunali, quarantuno giudici, quarantuno ordinanze. E un solo imputato: l’Italia. O meglio, il modo in cui l’Italia accoglie i rifugiati politici provenienti dalle aree di guerra. Succede in Germania, dove le ordinanze temporanee che bloccano le espulsioni dei profughi o dei richiedenti asilo verso il nostro paese continuano ad aumentare vista d’occhio. Il motivo è semplice: i giudici tedeschi pensano che l’Italia sia incapace di assicurare loro una vita dignitosa. E la conferma arriva anche da un rapporto redatto da due avvocati tedeschi, legali rappresentanti di alcuni rifugiati espulsi, che sono venuti a vedere di persona le condizioni in cui vivono nel nostro paese.

Le ordinanze. Si tratta di un’accusa indiretta, certo, ma piuttosto pesante. Anche perché arriva da decine di collegi giudicanti sparsi per l’intero territorio tedesco, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Si va dal Palazzo di giustizia di Weimar a quello di Francoforte, da quello di Dresda a quello di Friburgo, da Colonia a Darmstadt, passando per Hannover e Gelsenkircher.

La prima disposizione risale al 22 giugno 2010, ed è stata emessa dal tribunale di Minden, una cittadina di 83mila abitanti della Renania Settentrionale. Da quel momento gli stop ai rimpatri verso l’Italia si sono susseguiti in maniera inarrestabile. L’ultimo di cui si ha conferma arriva da Gottingen, il sette luglio scorso. Ma c’è da scommettere che nel frattempo ne siano arrivati degli altri. In tema di immigrazione e diritto d’asilo, tra l’altro, il nostro paese è stato richiamato ben quattro volte in due anni dalla Corte europea per i diritti umani (CEDU il 12/06/2009, 30815/09, D.H. v. Finlandia; CEDU il 15/07/2009, 37159/09, H.A.U. v. Finlandia; CEDU il 14/01/2010, 2303/10, S.I.A. v. OLANDA & ITALIA; CEDU il 01/10/2010, 56424/10, A.A. v. SVEZIA).

Il sistema Dublino. Eppure il j’accuse tedesco non coinvolge solo il Belpaese, ma anche l’intero sistema di gestione dei profughi e dei richiedenti asilo a livello europeo. Tutte le espulsioni sospese, infatti, riguardano i cosiddetti dubliners, cioè quei rifugiati che dopo esser sfuggiti alla guerra e alle persecuzioni nel loro paese sono sbarcati sulle coste italiane. Qui sono stati identificati nei famigerati Cara (Centri Accoglienza Richiedenti Asilo), per poi essere lasciati al loro destino. Il Regolamento Dublino II (regolamento 2003/343/CE, in precedenza Convenzione di Dublino), la pietra angolare del sistema europeo di accoglienza, prevede infatti che lo stato membro competente all’esame della domanda d’asilo sia quello in cui il richiedente abbia messo per la prima volta piede. In sostanza, i dubliners sbarcati in Italia, anche se quasi sempre diretti verso il Nord Europa, e molto spesso proprio in Germania, una volta fermati al di fuori dei nostri confini vengono costretti a tornare indietro. E’ infatti in Italia che hanno lasciato la prima traccia del loro passaggio: le impronte digitali.

Il precedente greco. Il sistema Dublino è stato spesso oggetto di critiche sia da parte del Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (Ecre), sia da parte dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Dublino II, infatti, viene considerato incapace di fornire una protezione equa, efficiente ed efficace, perché si contrapporrebbe ai diritti legali e al benessere personale dei richiedenti asilo, compreso il diritto a un imparziale esame della loro domanda d’asilo e ad una protezione effettiva. Il sistema così com’è, inoltre, condurrebbe a una ineguale distribuzione delle richieste d’asilo tra gli Stati membri.

Ecre, Unhcr e molte altre organizzazioni non governative, nel 2008, hanno anche apertamente criticato il sistema di asilo della Grecia. Sotto accusa c’era, in quella occasione, la mancanza di protezione e cura per i minori non accompagnati. Successivamente molti paesi hanno sospeso i trasferimenti di richiedenti asilo in Grecia. La Norvegia ha inizialmente annunciato, nel febbraio 2008, che avrebbe smesso di trasferire qualsiasi richiedente asilo. Nel mese di settembre, ha fatto una parziale marcia indietro, annunciando che i trasferimenti sarebbero stati basati su valutazioni individuali. Nell’aprile del 2008 anche la Finlandia ha annunciato una mossa simile. Germania e Svezia hanno invece limitato la sospensione ai trasferimenti di minori non accompagnati.

Dopo la Grecia, insomma, stavolta tocca all’Italia. E la situazione sembra anche destinata a peggiorare, visto che la cosiddetta primavera araba e la guerra che da mesi imperversa in Libia hanno spinto migliaia e migliaia di fuggitivi sulle coste della Penisola.

Cir: “Il primo problema è Dublino”. Secondo il Cir, Consiglio italiano per i rifugiati, infatti, il problema numero uno si chiama “Convenzione di Dublino”. “Il sistema Dublino va abolito perché non risponde ai principi contenuti nella Convenzione di Ginevra, non protegge i rifugiati, ma è solo un modo per soddisfare alcuni interessi nazionali”, spiega Valeria Carlini, responsabile relazioni esterne del Consiglio Italiano per i Rifugiati. “Circa il 70% dei rifugiati infatti sceglie di spostarsi per legami familiari o di comunità, quindi Dublino limita chiaramente il diritto alla libertà individuale. I rifugiati sono trattati come pacchi postali e spostati a seconda delle convenienze dei Paesi dell’Unione, in particolare di quelli che non hanno confini terrestri e marittimi extraeuropei”.

Dunque, secondo il Cir, il regolamento Dublino va abolito. Questo è almeno l’obiettivo di lungo periodo, mentre nel brevissimo periodo ne va corretta l’applicazione. “Attualmente – spiega ancora Carlini – ci sono Stati che sottopongono i dubliners a gravi limitazioni della loro libertà personale. Quando gestivamo lo “sportello Dublino” a Fiumicino, nel 2008, abbiamo verificato di persona casi di “espulsioni” dalla Gran Bretagna verso il nostro Paese di donne che avevano appena abortito, di disabili, di persone estremamente vulnerabili. Tra l’altro – prosegue la portavoce del Cir – i dubliners sono molto spesso vittime di traumi severi, vagano per l’Europa anni e anni senza ricevere una accoglienza definitiva. La loro vulnerabilità è fortissima”.

Le falle della legislazione sul diritto all’accoglienza. Se il problema a monte si chiama Dublino, il Cir non disconosce comunque che la situazione dell’accoglienza per profughi e richiedenti asilo in Italia sia assolutamente carente. Il problema però, secondo il Consiglio italiano per i rifugiati, sta soprattutto nella mancanza di una legislazione europea stringente sul dovere e sulle modalità di accoglienza per chi scappa dalla guerra o dalla miseria.

Attualmente infatti la legislazione dice che il rifugiato o il richiedente asilo “può” avere accoglienza, non che “deve” averla. “Ecco perché è possibile – spiega ancora Valeria Carlini del Cir – che nel nostro Paese (a differenza di altri che hanno fatto da soli, a prescindere dalla normativa europea) anche chi è accolto regolarmente per motivi umanitari possa poi ritrovarsi a vivere per strada”.

Il ministero tace. Abbiamo tentato di contattare il responsabile dell’Unità Dublino del ministero dell’Interno italiano attraverso l’ufficio stampa del Viminale, ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Eppure, le cifre fanno paura. Numeri alla mano, lo scorso anno su 10.500 richiedenti asilo solo 3.000 hanno avuto accoglienza nel sistema Sprar. Gli altri sono abbandonati a se stessi e molto spesso diventano homeless. Vorrebbero lasciare l’Italia, ma non possono perché il regolamento Dublino glielo impedisce. Se scappano in un altro Paese quasi sempre vengono individuati attraverso il riconoscimento delle impronte digitali (tanto che molti se le bruciano per poter fare una nuova richiesta) e rispediti in Italia.

Ora in Germania, e non solo in Germania ma anche in Gran Bretagna, Olanda e Svezia, si registra una nuova tendenza giuridica che in pratica scavalca Dublino II, mettendo però in luce il fallimento italiano nella garanzia di un diritto fondamentale come quello all’asilo politico. Alla faccia dell’articolo 10 della Costituzione.

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