Iran: condanne a morte e nuove proteste

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Secondo il sito riformista Mowjcamp, il regime di Teheran ha emesso la quarta condanna capitale nel giro di pochi giorni. La repressione riguarda anche la stampa: chiusi tre giornali e arrestati diversi studenti. Ma la “protesta verde” non si ferma.

di Carlo Ruggiero

Mentre infuria la polemica internazionale sul programma nucleare iraniano, Teheran continua la violenta repressione della dissidenza interna. Secondo il sito riformista Mowjcamp, la Corte rivoluzionaria ha emesso la quarta condanna a morte nel giro di pochi giorni. Sono infatti in corso i processi per le manifestazioni di protesta avvenute nella capitale iraniana subito dopo la rielezione del presidente Mahmuh Ahamadinejad, il 12 giugno scorso. Stavolta la pena capitale è stata comminata ad Hamed Ruhinejad, scrive Mowjcamp, un militante filomonarchico che era stato arrestato prima delle elezioni.

Ruhinejad sarebbe stato condannato a morte sabato scorso dalla sezione 28 della Corte, presieduta dal giudice Moqisem. Il suo caso è strettamente connesso a quello di Mohammad Reza Ali Zamani, il primo di cui lo stesso sito iraniano ha reso nota la condanna a morte, giovedì scorso. ‘Entrambi – secondo quanto scrive il sito – sono stati fatti comparire e confessare nei processi seguiti alle proteste solo per spaventare gli altri imputati”.

Nel frattempo, altri due manifestanti sono stati condannati alla pena capitale: Arash Rahmanpur e Nasser Abdolhosseini. Ma le notizie sono ancora frammentarie. Due giorni fa, il dipartimento di Giustizia della provincia di Teheran aveva annunciato tre condanne capitali, fornendo solo le iniziali degli imputati. Tra costoro, però, sarebbe possibile identificare solo Mohammad Reza Ali Zamani, mentre le altre iniziali non corrispondono ai nomi finora resi noti da Mowjcamp. Questo potrebbe voler dire che le condanne a morte finora comminate salirebbero addirittura a 6. Le notizie provenienti dall’Iran, però, sono poche e difficilmente verificabili. Come accade da parecchi mesi a questa parte, le uniche fonti restano i pochi siti e blog di opposizione che riescono a superare la fitta rete dei controlli governativi.

La repressione di Ahamadinejad, inoltre, continua anche sul fronte della stampa. E’ di qualche giorno fa la notizia della soppressione, senza alcuna spiegazione da parte del governo, di tre giornali. Secondo quanto riferiscono le agenzie locali sono stati chiusi il “Farhang Ashdi” (Cultura della riconciliazione) e l'”Arman” (Ideali), mentre l’agenzia ufficiale Irna ha detto che il provvedimento ha colpito anche il “Tahlil rooz” (Analisi del giorno). L’ordine è partito dalla commissione del governo che controlla i media in Iran.

La sordina messa dal governo alla stampa riguarda anche, e soprattutto, i giornali studenteschi. Secondo quanto riporta l’oramai famoso blog Revolutionay road, infatti, Mehdi Guerailoo, studente di Fisica, e redattore del giornalino universitario, Akhgar, è stato arrestato e condannato a 5 anni di prigione. Stessa sorte è toccata a Keyvan Amir Eliassi, studente di medicina, mentre Mehdi Alhyary, specializzando in Chimica e autore del Khak journal, dovrà passare due anni nelle carceri iraniane.

In ogni caso, l’Università di Teheran resta il centro nevralgico dell’opposizione. E, nonostante la repressione, la “protesta verde” sembra non fermarsi. Sempre a detta di Revolutionary road, la scorsa settimana centinaia di studenti hanno organizzato una “manifestazione di protesta contro Kamran Daneshjoo, il ministro delle Scienze del regime, invitato in ateneo per l’apertura dell’anno accademico”. Gli studenti hanno bloccato l’ingresso dell’auditorium, gridando slogan come “Liberate gli attivisti imprigionati”, “Morte al dittatore” e “Potete ucciderci, ma non umiliarci”. Le forze di sicurezza governative sono quindi intervenute e le proteste sono state “severamente represse”. “Gli agenti del regime – conclude il blogger – hanno dunque attaccato coloro che stavano filmando la manifestazione, distruggendo le registrazioni per non permettere la diffusione di notizie sulle proteste”.

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2009/10/12/53135/iran-condanne-a-morte-e-nuove-proteste

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