Ocse, la crisi colpisce soprattutto gli immigrati

miganti_57104Secondo il rapporto dell’organizzazione internazionale, le migrazioni rallentano per la prima volta dopo 30 anni. A causa della recessione gli stranieri sono licenziati per primi. Gurria: l’immigrazione non è un rubinetto da aprire o chiudere a piacimento

di Carlo Ruggiero

Le prime vittime della crisi economica in atto sono i lavoratori migranti. E’ questo il verdetto emerso dal rapporto ‘Prospettive delle migrazioni internazionali’ diffuso oggi (30 giugno) dall’Ocse. Per oltre trent’anni, infatti, quello migratorio è stato un fenomeno in crescita costante, quasi esponenziale. Oggi, invece, per la prima volta sembra rallentare. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, a provocare questa diminuzione è proprio la recessione globale.

I primi paesi a registrare questa decisa inversione di tendenza, in effetti, sono proprio quelli in cui la crisi si è fatta sentire prima. In Spagna, in Irlanda e nel Regno Unito il calo dell’attività economica (pil -4,3% nel 2009) sta colpendo soprattutto i lavoratori immigrati. ‘I datori di lavoro – rileva l’Ocse – sono più reticenti ad assumere gli immigrati, che sono i primi ad essere licenziati.

La crescita della disoccupazione ha dunque reso più forte la concorrenza sul mercato del lavoro con i lavoratori locali. Di conseguenza “il tasso di disoccupazione degli immigrati e’ aumentato più velocemente rispetto a quello dei lavoratori nativi”. Dall’inizio della crisi economica il livello di disoccupazione della popolazione immigrata e’ quasi raddoppiato in tutti e tre i paesi analizzati. Nel primo trimestre del 2009, ad esempio, ‘il tasso di disoccupazione degli immigrati in Spagna era del 27,1% contro 15,2% per i lavoratori locali’. Ad inasprirsi, tra l’altro, sono anche le politiche migratorie dei paesi ospitanti.

E’ inevitabile che l’afflusso di lavoratori immigrati stia diminuendo vertiginosamente. Quest’anno, osserva l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, ‘l’Australia ha registrato un calo dei lavoratori immigrati temporanei qualificati di oltre il 25% nei primi quattro mesi del 2009. Nel Regno Unito e in Irlanda, l’immigrazione in provenienza dei nuovi Stati membri dell’Ue e’ diminuito della metà’. Negli Usa il numero dei visa H-1B, quelli per i lavori temporanei, ‘ha registrato nel 2008 un calo del 16% passando da 154.000 a 129.000. Inoltre, nel 2009, per la prima volta da anni, la soglia di 65.000 visa H-1B non e’ stata raggiunta nel prima settimana del periodo di presentazione delle richieste’.

I dati relativi all’Italia non fanno certo eccezione, soprattutto dopo la polemiche internazionali scatenate dalla politica di respingimenti in mare messa in atto dal governo Berlusconi. In effetti, il segretario dell’Ocse Angel Gurria, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto, ha citato esplicitamente il nostro paese. A suo parere, l’Italia “aveva 150mila posti disponibili legati al lavoro immigrato che sono stati ridotti a zero”. Per Gurria, in effetti, è essenziale lottare contro la politica delle porte chiuse: “Nelle ultime elezioni europee le forze politiche estreme hanno guadagnato perché le condizioni di mercato sono più difficili, ma bisogna lottare contro politiche di immigrazione che chiudono le porte”.

L’Ocse, al contrario, raccomanda ai paesi dell’area di ‘definire i bisogni del mercato del lavoro in modo piu’ preciso e di aggiustare i flussi migratori in conseguenza”. Appare inoltre necessario limitare la migrazione irregolare e il lavoro nero o di riorientare i lavoratori clandestini verso lavori legali, “anche per far fronte al fenomeno dell’invecchiamento delle popolazioni”. L’immigrazione, ha concluso il segretario generale, ‘non e’ rubinetto che si puo’ aprire e chiudersi a secondo delle necessita’. Bisogna creare delle politiche reattive, eque ed efficaci in materia di migrazione e di integrazione, delle politiche che funzionino e che si adattino alla congiuntura economica che sia buona o che si deteriori’. In particolare i governi dei paesi dell’Ocse dovrebbero quindi ‘mantenere o rafforzare i loro programmi di integrazione; raddoppiare gli sforzi per lottare contro la discriminazione; vigilare affinche’ le politiche attive del mercato del lavoro beneficiano ai nuovi lavoratori immigrati e a quelli che hanno perso il loro posto di lavoro’.

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2009/06/30/49168/ocse-la-crisi-colpisce-soprattutto-gli-immigrati

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