Roma: l’esercito dei rifugiati invisibili

autore foto: Antonello Mangano, da Flickr (immagini di autore foto: Antonello Mangano, da Flickr)

La fondazione IntegrA/Azione tenta un censimento dei profughi e dei richiedenti asilo senza dimora nella capitale. Sono almeno 1700, tutti con regolare permesso di soggiorno. Confermata l’inadeguatezza del sistema italiano

di Carlo Ruggiero e Fabrizio Ricci

Roma è l’inferno dei rifugiati. Oramai è un fatto. Lo avevamo già detto, raccontando il viaggio di due avvocati tedeschi in Italia per vedere con i loro occhi la situazione in cui vivono i richiedenti asilo e i beneficiari di protezione internazionale nel nostro paese. Lo avevamo ribadito tempo dopo, in occasione dell’arrivo di un reporter della Ard, la più seguita televisione tedesca, sbarcato nella capitale per lo stesso motivo, e di un rapporto redatto da due ong, una svizzera l’altra norvegese. Ora arriva l’ennesima conferma, stavolta dall’Italia, grazie a un censimento che racconta la stessa storia. Una storia di degrado, dolore e soprattutto indifferenza.

A contare i rifugiati che vivono in condizioni di disagio a Roma è stata IntegrA/Azione, una fondazione nata nel dicembre 2010 dall’incontro di Legambiente e Cooperativa Abitus. I risultati di questo conteggio dei disperati sono contenuti in un documento intitolato “I rifugiati invisibili”. E fanno impressione.

Secondo il rapporto, a Roma, sono almeno 1700 i rifugiati politici con regolare permesso di soggiorno che abitano in luoghi fatiscenti, grandi occupazioni con centinaia di uomini e donne in condizioni abitative precarie e che sopravvivono come possono. Questo, però, solo se si contano le occupazioni più note: i grandi edifici o le immense baraccopoli di cartone e lamiere che sorgono nelle periferie romane. Abbiamo infatti notizia di altre centinaia, forse migliaia di persone che vivono per strada, magari da sole, magari in piccoli gruppi. E che rimangono fuori anche da censimenti di questo tipo.

Sono state tenute in considerazione, infatti, solo le mega-occupazioni di Tor Marancia, Romanina, Collatina e Ponte Mammolo, di cui già ci siamo occupati. Ma queste – commenta la Fondazione – “rappresentano solo la punta dell’iceberg di una realtà molto più vasta e frammentata. Situazioni degradanti e marginali, cui si aggiungono centinaia di centri d’accoglienza informale che popolano gli angoli più remoti della Capitale. Lontano dagli occhi e dall’attenzione dell’opinione pubblica, si nascondono migliaia di rifugiati che sopravvivono in baracche, in scatole di cartone, sotto coperte e fogli di giornale”.

In ogni caso, il rapporto conferma l’inadeguatezza dello Sprar, il sistema di accoglienza italiano. Sulle oltre 6000 presenze di titolari di protezione internazionale nella Capitale, solo 2000 trovano un posto decente, mentre altrettanti vivono un’attesa interminabile nella lista dell’Ufficio immigrazione del Comune. Il quadro che ne esce – si legge nel testo – “conferma come la spinta ai margini della società e all’invisibilità senza possibilità d’uscita, sia in costante crescita”.

Il Comune di Roma oggi riesce a garantire complessivamente 2.200 posti. La fetta più grossa è rappresentata dai 19 centri d’accoglienza gestiti dal privato sociale in convenzione diretta con il Comune, per un totale di circa 1.250 posti letto. A questi si aggiungono altri 250 posti letto, in due strutture sorte per fronteggiare l’emergenza abitativa, ma prestate all’accoglienza dei rar. Il Centro Polifunzionale Enea di seconda accoglienza completa il quadro con i suoi 700 posti circa, suscettibili di diventare 800 nei prossimi mesi. Evidentemente non è abbastanza.

Ma sui numeri è difficile fare chiarezza. Solo l’Associazione Medu (Medici per i Diritti Umani) con le sue unità di strada incrocia in un anno circa 1.000 rifugiati “senza fissa dimora” nella Capitale. Il direttore del Cir (Consiglio Italiano Rifugiati) Christopher Hein, parla di almeno 2.000 richiedenti asilo che vivono a Roma “in condizione alloggiative e sanitarie drammatiche”. Soltanto la lista d’attesa per avere un posto d’accoglienza presso l’Ufficio Immigrazione del Comune di Roma è arrivata ad aprile 2012 ad oltre 1.900 richieste inevase.

Roma è una realtà particolare, catalizzatrice della presenza dei rifugiati, grazie alla sua posizione geografica, alla presenza di comunità straniere radicate sul territorio e alla centralità della nostra città nella vita economica e sociale del nostro Paese.

Soltanto nel 2011, nella capitale il Cir ha assistito ben 5.179 rifugiati (rispetto ai 1.835 del 2010), e ben 6.250 persone hanno richiesto di ottenere la residenza al Centro Astalli. Dati che confermano la stima dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), che calcola in 8.000 persone i richiedenti asilo, rifugiati e beneficiari di protezione internazionale che vivono nella Capitale.

Tra loro ci sono numerosissimi “casi dublino“, che costituiscono la maggior parte dei richiedenti asilo, presenti in massa nelle occupazioni e nelle baraccopoli. Ci si rifugia nella precarietà abitativa e quindi di vita proprio per sfuggire all’identificazione, per la necessità di non lasciar traccia in Italia, se si vuole sperare in un futuro altrove e non far ritorno nel primo Paese europeo d’approdo. I casi Dublino nel 2011 sono praticamente raddoppiati. All’Ufficio preposto dall’Unità Dublino, presso l’aeroporto di Roma Fiumicino, arrivano circa 20 casi al giorno, contro i dieci degli scorsi anni. Per quantificare il flusso di richiedenti “di ritorno” cui l’Italia è sottoposta, ci si può riferire a titolo esemplificativo a due paesi: nel 2011 sono rientrati dalla Svizzera 1.654 richiedenti asilo, e 457 dalla Norvegia.

Va ricordato, poi, che, a seguito dello stato di emergenza dichiarato con i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 febbraio e 7 aprile 2011, nota come emergenza Nord Africa,sono nati nuovi centri d’accoglienza per ospitare oltre 1.000 nuovi richiedenti asilo. Una situazione drammatica, insomma, che rischia di esplodere se chiuderanno i centri d’accoglienza aperti con la dichiarazione dello stato d’emergenza umanitaria e in scadenza il 31 dicembre 2012. Un esercito di altri 2170 rifugiati solo nel Lazio, che si troverebbe di nuovo in mezzo a una strada.

 

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2012/05/14/87324/roma-lesercito-dei-rifugiati-invisibili

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