In Italia oltre 200 abusi edilizi al giorno

Wwf: 203 abusi edilizi al giorno (foto di Attilio Cristini) (immagini di foto di Attilio Cristini)

L’allarme dell’organizzazione ambientalista in un libro: dal 1948 ad oggi oltre 4.600.000 abusi, più di 74.000 ogni anno. Il numero degli alloggi abusivi supera quota 1.700.000. “Lo Stato non c’è più, con piani casa e condoni ha abdicato al fai-da-te”

203 abusi edilizi ogni giorno, per 365 giorni all’anno, per oltre 60 anni. Il risultato dell’equazione è spaventoso: il territorio italiano, nel giro di qualche decennio, è stato letteralmente inondato da uno tsunami di cemento non autorizzato, con un aumento delle cosiddette “superfici artificializzate” di oltre il 500 per cento.

E’ questo il grido d’allarme lanciato dal Wwf in occasione della presentazione del libro di Paolo Berdini “Breve storia dell’abuso edilizio in Italia”. Nel libro Berdini, docente di Urbanistica presso l’Università di Roma, Tor Vergata e consigliere nazionale del Wwf, calcola infatti che dal 1948 ad oggi siano stati compiuti in Italia oltre 4.600.000 abusi, più di 74.000 ogni anno. Il numero degli alloggi abusivi, di conseguenza, oggi supera quota 1.700.000, con circa 6.000.000 di nostri concittadini che vivono in edifici illeciti.

“La debolezza della struttura pubblica e il trionfo del Paese ‘fai-da-te’ hanno portato alla cancellazione di fatto in Italia dello Stato: i tre condoni edilizi in 26 anni (1985, 1994, 2003) costituiscono una vicenda esemplare della sconfitta dei presidi pubblici sul territorio a tutela del paesaggio e dei beni culturali e dello sviluppo ordinato dei nostri centri urbani” afferma Paolo Berdini, sintetizzando in sostanza il contenuto del suo libro.

Calare questi numeri nell’attualità politica risulta inquietante.
“Quando ancora c’è chi come i sindaci campani reclama l’ennesimo condono nella regione più abusiva d’Italia – continua infatti l’autore – bisogna sfatare alcuni luoghi comuni.” E’ quello che fanno Berdini e il Wwf , co questo suo libro. Innanzitutto, si lege, “i condoni non portano soldi allo Stato perché su 100 euro incassati, 500 devono essere spesi per pagare i servizi pubblici indispensabili per gli insediamenti abusivi”. Inoltre, nell’Italia della ricchezza diffusa degli ultimi 50 anni “è praticamente impossibile parlare di abusivismo di necessità”. Infine, “l’abusivismo è diventato negli anni una parte costitutiva dell’economia nazionale, facendo arricchire un sistema di imprese che lavorano completamente in nero e sono controllate dalla criminalità organizzata.”

Il Wwf ricorda, poi, che: “E’ solo un’abdicazione della funzione pubblica mascherata da liberalismo, che ispira i provvedimenti governativi sui Piani Casa, sull’emersione delle case fantasma e sulla ipersemplificazione delle procedure autorizzative in edilizia, come anche l’inerzia delle Regioni nella pianificazione territoriale, attesa da sei anni.”L’indebolimento della legalità in campo urbanistico, territoriale e paesaggistico, sta infine portando ad un consumo incontrollato del suolo. Il Wwf ricorda, sulla base di elaborazioni pubblicate in un dossier di qualche tempo fa, come a causa dell’urbanizzazione diffusa non sia possibile tracciare in Italia un cerchio di 10 km di diametro, senza intercettare un nucleo urbano, e come si registri tra il 1956 e il 2011 un aumento del 500 per cento delle superfici artificiali, anche in regioni con limitati trend di sviluppo economico, quali il Molise.

L’organizzazione ambientalista indica una strada diversa: la pianificazione urbanistica deve essere rilanciata, passando da un “sistema delle deroghe” ad un rinnovato “sistema delle regole”, che consenta di arrestare la progressiva aggressione del territorio. Inoltre, anche il suolo deve essere considerato una risorsa limitata e non riproducibile e, quindi, sia da considerarsi come uno dei beni comuni, riguardo ai quali non si può prescindere dalla prevalenza dell’interesse pubblico e dalla volontà delle comunità locali. A quest’ultimo proposito per il Wwf è fondamentale che si avvii un dibattito nel paese che separi il concetto di proprietà di un terreno dal diritto a costruire.

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