G8 Genova: dieci anni di processi

Da Piazza Alimonda alla caserma di Bolzaneto, alla scuola Diaz. Dal 2001 ad oggi, sentenze, appelli e ricorsi hanno tentato faticosamente di ricostruire la storia di quei giorni drammatici. L’assoluzione dell’Italia a Strasburgo non sarà l’ultima puntata

di Carlo Ruggiero, rassegna.it

20 luglio 2001, piazza Alimonda a Genova, sono le 17,27. E’ in corso il vertice G8 e la città è teatro di violenti scontri tra polizia e manifestanti. Un ragazzo, Carlo Giuliani, 23 anni, viene colpito da un proiettile sparato dall’arma di ordinanza di un altro ragazzo, l’allora ventunenne carabiniere ausiliario Mario Placanica. Placanica, che stava svolgendo il servizio di leva e si trovava all’interno di una camionetta presa d’assalto dai manifestanti, spara due colpi. Uno ferisce al volto Giuliani e lo uccide. La camionetta, poi, per allontanarsi travolge il corpo di Giuliani riverso per terra senza vita.

Da quel momento inizia una lunghissima vicenda giudiziaria, che è durata circa dieci anni. Mario Placanica fu incriminato per omicidio volontario. Il procedimento a suo carico è stato in un primo momento abbandonato il 5 maggio 2003 dal gup Elena Daloiso. Nella sua ordinanza Daloiso accoglieva la richiesta di archiviazione per legittima difesa avanzata dal pm Silvio Franz, e sosteneva che l’uso dell’arma fosse stato “legittimo” e “assolutamente indispensabile e graduato in modo da risultare il meno offensivo possibile”.

Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione, i legali della famiglia Giuliani, gli avvocati Pisapia e Vinci, fecero appello alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo. Il ricorso è stato presentato il 18 giugno 2002 alla Corte Europea dei diritti umani, che lo ha però dichiarato ricevibile solo il 12 marzo 2007.

La famiglia Giuliani, nel ricorso a Strasburgo, ha invocato, in particolare, l’articolo 2 della Convenzione dei diritti dell’uomo (diritto alla vita), sostenendo che la morte di Carlo “è dovuta ad un uso eccessivo della forza” e considerando che “l’organizzazione delle operazioni per ristabilire l’ordine pubblico non sia stata adeguata”. In più, i ricorrenti hanno rilevato che “l’assenza di soccorsi immediati ha comportato la violazione degli articoli 2 e 3”, ossia il divieto di trattamenti inumani. La famiglia Giuliani lamenta inoltre di non aver avuto “una vera inchiesta”, perché non sono stati ascoltati alcuni testimoni e alti responsabili della polizia.

Nell’agosto del 2009 la Corte ha stabilito che Mario Placanica agì per legittima difesa. Nella sentenza si legge che “il militare non è ricorso a un uso eccessivo della forza. La sua è stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi”. La Corte ha però rilevato alcune carenze nel rispetto degli obblighi procedurali previsti dallo stesso articolo, condannando lo Stato italiano a pagare 40.000 euro ai familiari di Carlo Giuliani, 15.000 euro a ciascuno dei genitori e 10.000 euro alla sorella, in quanto “le autorità italiane non hanno condotto un’inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante” e che non fu avviata un’inchiesta per identificare “le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico”.

E’ di oggi, 24 marzo 2011, infine, la sentenza definitiva della Corte europea sul ricorso della famiglia che conferma l’assoluzione dello Stato Italiano.

GLI ALTRI PROCESSI
Quel G8 di Genova, però, è al centro di altre vicende giudiziarie. Al centro dell’attenzione mediatica, anche per i clamorosi ribaltamenti delle sentenze nei vari gradi del procedimento, ci sono soprattutto due processi a carico di autorità e forze di polizia italiane. In primo luogo per le violenze commesse durante l’irruzione nella scuola Diaz, dove si erano accampati molti manifestanti durante quel G8, e poi per le brutalità perpetuate all’interno della Caserma di Bozaneto contro i dimostranti fermati.

Il processo Bolzaneto. Il 14 luglio 2008 si è concluso il processo di primo grado per le violenze compiute nella caserma, con 15 condanne (variabili tra i 5 mesi e i 5 anni, per un totale di circa 24 anni) e trenta assoluzioni. L’accusa aveva chiesto la condanna di tutti e 54 gli imputati. In base alla sentenza, ai condannati e ai ministeri dell’Interno e della Giustizia spettava anche il pagamento di circa 4 milioni di euro tra risarcimenti alle parti civili e spese legali. Il 5 marzo 2010 i giudici d’appello di Genova, ribaltando la decisione di primo grado, hanno emesso ben 44 condanne nel processo di secondo grado. Per quanto per la maggior parte prescritti, i condannati dovranno comunque risarcire le vittime. Sette imputati sono stati invece condannati penalmente: 3 anni e due mesi all’assistente capo della Polizia di stato Massimo Luigi Pigozzi, che, in base alle accuse, divaricò le dita di una mano, strappandone i legamenti, a uno dei fermati di Bolzaneto. E tra gli altri, ad un anno sono stati condannati gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia, mentre due anni e due mesi sono stati inflitti al medico Sonia Sciandra.

Il processo Diaz. Nel processo per i fatti accaduti alla scuola Armando Diaz, il tribunale di Genova ha invece emesso una prima sentenza il 13 novembre 2008 comminando tredici condanne, per un totale di 35 anni e sette mesi (a fronte di oltre 108 anni chiesti dall’accusa), e pronunciando sedici sentenze di assoluzione. Le condanne, di varia entità, hanno però riguardato solo funzionari che ricoprivano all’epoca dei fatti cariche di minore rilievo all’interno della polizia. Si scatenarono furenti polemiche, ma il processo di appello, conclusosi il 18 maggio 2010, ha in parte ribaltato le sentenze di primo grado. Le condanne sono state 25 su 27 imputati, compresi i vertici della catena di comando delle forze dell’ordine a Genova. In particolare, sono stati condannati: il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (a 4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (a 5 anni), Giovanni Luperi (a 4 anni), Spartaco Mortola, dirigente della Digos di Genova, (a 3 anni e 8 mesi) Gilberto Calderozzi, vice direttore del Servizio Centrale Operativo (a 3 anni e 8 mesi).

Il caso De Gennaro. Il 17 giugno 2010, in secondo grado dopo l’assoluzione del primo, il prefetto Gianni De Gennaro è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione. Per i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Genova è stato colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Quando era capo della polizia De Gennaro convinse infatti l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, ad “aggiustare” la sua deposizione durante il processo per il blitz nella scuola Diaz. Nello stesso procedimento, è stato condannato anche l’altro imputato, Spartaco Mortola, ex capo della Digos e poi vice questore vicario di Torino. Oltre alle condanne per la Diaz, Mortola dovrà scontare un anno e due mesi. Entrambi erano stati assolti in primo grado poiché “non c’erano prove sufficienti di colpevolezza”.

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2011/03/24/72722/g8-genova-dieci-anni-di-processi

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