Medici legali: Cucchi ucciso da negligenza

”La vita di Cucchi si sarebbe potuta salvare. Se fosse stata posta in essere un’idonea terapia si sarebbe potuto scongiurarne la morte”. E’ lapidaria la posizione di Paolo Arbarello, direttore dell’istituto di Medicina legale dell’università La Sapienza. 

Albarello l’ha espressa nel corso di una conferenza stampa in cui ha illustrato le conclusioni di una consulenza elaborata da un pool di esperti da lui guidati per far luce sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane arrestato per droga il 15 ottobre scorso e morto una settimana dopo all’ospedale Pertini di Roma.

Secondo le conclusioni dei medici legali, raccolte in una consulenza di 145 pagine consegnate ieri ai pm che indagano sul caso, Stefano Cucchi non morto per disidratazione. Il dottor Albarello ha dunque smentito i risultati della commissione guidata da Ignazio Marino, sottolineando che quando è morto Cucchi aveva la vescica piena, e il giorno prima aveva bevuto tre bicchieri di acqua. Dunque, la disidratazione non può essere la causa della morte.Allo stesso modo, non hanno causato la morte le lesioni vertebrali, una antica e l’altra recente, tipiche di una caduta da seduto, che ha coinvolto il coccige. Lesioni che, comunque, non erano in grado di provocare la morte.

Il 19 marzo scorso, dopo quattro mesi di lavoro, la Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale, guidata da Marino, aveva raggiunto conclusioni assai diverse. Per la commissione Stefano era morto esclusivamente per disidratazione, perse dieci chili in sei giorni perché rifiutava cibo e acqua per protesta, e le lesioni non sono state la causa diretta della morte. Nell’analizzare quanto accaduto, però anche la sensazione della Commissione fu che nei confronti di Stefano Cucchi abbiano prevalso le esigenze legate agli aspetti cautelativi rispetto a quelli sanitari.

Per i medici legali, invece, la situazione è molto più chiara.
Ad uccidere il ragazzo sono state le “carenze assistenziali” in ambito terapeutico. Su questo fronte, le accuse dei medici legali sono chiare. “Abbiamo registrato – ha detto Arbarello – omissioni e negligenze nelle terapie. Un paziente in quelle condizioni doveva innanzitutto essere trasferito in un reparto adeguato, ma andava anche trattato diversamente da quanto è stato fatto”.

Stefano Cucchi, al momento del ricovero
nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini aveva numerose patologie: il battito del cuore lentissimo, 42 battiti al minuto, era magro, aveva delle disfunzioni ipoglicemiche, problemi di funzionalità epatica e squilibrio elettrolitico. E’ per questo che- ha continuato Arbarello – “la terapia doveva essere diversa”.

Dunque Cucchi non è stato curato bene. Non è stata colta “la gravità della sua condizione”. “E ribadisco – ha concluso il medico – Stefano è morto perché è stato omesso per negligenza un piano terapeutico. In pratica non ci sono state terapie che avrebbero potuto scongiurarne la morte. Con una diversa terapia sarebbe stato salvato”.

link originale: http://rassegna.it/articoli/2010/04/08/60832/medici-legali-cucchi-ucciso-da-negligenza

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