Telefonia: nelle intercettazioni nomi di politici

Foto di rogimmi (da Flickr) (immagini di Carlo Ruggiero)Di Girolamo in attesa della decisione della giunta per le autorizzazioni del Senato. Nell’inchiesta Broker spuntano nuovi filoni. Il Corsera parla di Fini. Il presidente della Camera: “Ombre infamanti, se potessi voterei per l’arresto”

di Carlo Ruggiero

Mentre il senatore Di Girolamo è in attesa della decisione della giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama sulla richiesta di arresto dei magistrati, nell’inchiesta Broker spuntano nuovi filoni. Nelle intercettazioni, infatti, sarebbero emersi nomi di diversi politici e rappresentanti delle istituzioni.

Secondo alcuni quotidiani, tra i quali il “Corriere della sera”, nelle carte, Gennaro Mokbel parlando con il boss della ‘ndrangheta Franco Pugliese, in una telefonata del 16 aprile 2008, cita il presidente della Camera Gianfranco Fini, che avrebbe ‘convocato’ Nicola Di Girolamo, appena eletto senatore del Pdl. “Francamente non ricordo nemmeno di averlo conosciuto. Vai a capire poi se l’ho visto. Mi pare però di poter escludere a priori di averlo convocato”, è la replica di Fini sempre in un colloquio con il quotidiano di Via Solferino, e aggiunge: “Avevamo appena vinto le elezioni e con tutto quello che c’era da fare… Andrò a vedere l’agenda di quell’anno per verificare i miei appuntamenti. Tendo a escluderlo però”.

Il presidente della Camera sottolinea la necessità di spazzare via “e al più presto” ogni “ombra offensiva e infamante” che si allunga sul Paese e sul suo partito. Tanto che, vista la “vicenda inquietante” che vedrebbe il senatore del Pdl legato alla ‘ndrangheta, Fini confida che “alla prima occasione pubblica” dirà che se fosse senatore voterebbe “per l’autorizzazione all’arresto” di Di Girolamo. In ogni caso, aggiunge il presidente della Camera, “quale sarebbe il problema, ammesso e non concesso che io abbia visto Di Girolamo? Lui era appena diventato senatore del Pdl, io sono un cofondatore del partito”. Nell’intercettazione, comunque, “ci sono due tizi che parlano di una terza persona” e “in conversazioni come queste c’è chi può arrivare a millantare”.

“La presunzione di innocenza se vale per Berlusconi, per Cosentino o per Dell’Utri deve valere per tutti, quindi anche per Di Girolamo”. E’ invece la difesa di Sergio De Gregorio, leader del movimento Italiani nel mondo di cui Di Girolamo è vicepresidente, che in un’intervista al Sole 24 Ore difende il collega senatore usando parole quantomeno sibilline. De Gregorio, infatti, al quotidiano degli industriali avverte chi avesse intenzione di “sacrificarlo” di fare “molta attenzione” perché “nel tubo di scarico” rischiano di finire “parecchi”. Parlando anche con Repubblica, il senatore afferma di aver conosciuto Di Girolamo solo una volta entrato a Palazzo Madama: “Io l’ho conosciuto qui dentro, quando i fatti di cui è accusato si erano già consumati”.

Di “quadro terrificante” parla invece Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. Per la Finocchiaro, quello che emerge dalle recenti inchieste sulla Protezione civile e sul riciclaggio internazionale infatti non rappresenta un caso isolato. In un’intervista a Repubblica dice che “il paese mostra segni di cedimento e sembra addirittura essersi abituato all’illegalità gravissima”. Mentre l’attacco di Silvio Berlusconi al sistema delle intercettazioni , per la senatrice, “tradisce la totale assenza i valori nel Pdl. Vogliono fare subito il legittimo impedimento – aggiunge l’esponente democratica – per mettere al riparo dai processi quattro o cinque persone”.

Intanto, relativamente al primo filone dell’inchiesta, l’ad di Fastweb, Stefano Parisi, nel corso della trasmissione “La versione di Oscar” su Radio 24 difende la sua azienda. “La società non ha fondi neri e non ha fatto frodi fiscali per vantaggi societari. – ha affermato – E’ stato perpetrato un atto criminoso alle nostre spalle. Abbiamo saputo che due nostri impiegati erano collegati a organizzazioni criminali ma non lo potevamo sapere perché non intercettiamo i nostri dipendenti”.

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2010/02/25/58847/nelle-intercettazioni-spuntano-i-politici

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