Haiti: ancora caos e violenza

autore foto: globovision, da flickr (immagini di globovision, da flickr)

Nell’isola distrutta non si conosce ancora il numero preciso delle vittime del terremoto. Difficoltà logistiche nella distribuzione degli aiuti, mentre l’incubo dei sopravvissuti resta la catastrofe sanitaria. L’ordine pubblico per nulla garantito

La macchina della solidarietà internazionale è ormai in moto, ma la violenza e il caos continuano ad imperversare ad Haiti. E i soccorsi ancora arrancano. Sono queste le notizie che arrivano dall’isola devastata una settimana fa dal terremoto che ha causato una tragedia di proporzioni bibliche.

La catastrofe, tra l’altro, non ha ancora contorni definiti. 70.000 sono i cadaveri gettati in fosse comuni, mentre almeno 250.000 sono i feriti e centinaia di migliaia i senzatetto. L’incubo dei sopravvissuti resta immutato nella ricerca disperata di acqua e cibo, nel caldo terribile dei Caraibi, che infetta le ferite e rischia di gettare il paese in una catastrofe sanitaria.

A Port-au-Prince
, dunque, continuano ad arrivare le donazioni internazionali, mentre in molti criticano il ruolo degli Usa nel coordinare le operazioni di soccorso. Il governo di Haiti ha riconosciuto di non aver la capacita’ di distribuire tutti gli alimenti e i soccorsi ricevuti. Nonostante l’ingente sforzo umanitario messo in campo dalla comunita’ internazionale, infatti, la distribuzione degli aiuti rimane molto lenta, di gran lunga inferiore alle necessità della popolazione. Le difficoltà logistiche sono enormi dato che l’aeroporto di Por-au-Prince ha un’unica pista attiva e il porto della città e’ inagibile.

Nelle ultime ore, però, sono ancora state trovate vive alcune persone tra le macerie: tra gli altri, una bimba di appena diciotto mesi, estratta coperta di polvere ma ancora in vita. E mentre i medici negli ospedali si trovano ad affrontare una situazione che non ha precedenti e sono costretti ad amputare arti che sono solo fratturati, il timore di epidemie è concreto.

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A tutto questo si aggiunge l’insicurezza e il timore di nuove violenze e saccheggi. Secondo Jean-Max Bellerive, il premier haitiano, solo il 60 per cento dei 2.000 agenti su cui può contare l’intera regione di Port-au-Prince è disponibile, ma gli agenti sono stremati da turni che arrivano a 48 ore continuate. Lunedì Washington ha inviato ad Haiti 7,.500 soldati, che si sommano ai 5.800 già sul terreno. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di inviare altri 3.500 peacekeeper da aggiungere ai 9.000 ‘caschi blu’ già sul terreno

La legalità comunque non è affatto garantita. Il sisma ha distrutto la prigione in cui era rinchiuso Ti-Blanc, il capo dei capi della malavita di Port-au-Prince. Il boss è riuscito a scappare ed ora ha un esercito di criminali ai suoi ordini, come ricorda il Corriere della Sera. Di certo rappresenta un problema in più per la sicurezza in città e presto i saccheggi potrebbero non essere più il problema criminale più grave nell’isola. Intanto migliaia di sopravvissuti al terremoto stanno provando a lasciare il paese in cerca di cibo, assistenza e riparo all’estero. Ma la mancanza di carburante e di beni alimentari ha generato un innalzamento dei prezzi delle corse in autobus: per un trasferimento fuori dal paese, gli haitiani sono costretti a spendere la paga di tre giorni di lavoro per ogni singolo posto.

Sono, infine, ancora cinque gli italiani ad Haiti che ancora mancano all’appello e si teme che due di loro non siano sopravvissuti al sisma. Lo ha reso noto al Farnesina, secondo cui due delle cinque segnalazioni sono “cosi’ indeterminate da far sperare che riguardino persone non effettivamente presenti ad Haiti”.

link originale: http://www.rassegna.it/articoli/2010/01/19/57140/haiti-ancora-caos-e-violenza

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