Quando la crisi fa a pezzi il teatro

"Residui", quando la crisi fa a pezzi il teatro (immagini di Carlo Ruggiero)

Spagna: la recessione mina la convivenza civile. Il caso di una piccola compagnia teatrale di Madrid e di uno sgombero della polizia che distrugge tutte le sue attrezzature. “Non lo credevamo possibile in un paese democratico”

 

di Carlo Ruggiero

 

Negli ultimi mesi, le immagini dei violenti scontri tra polizia e giovani indignados spagnoli sono rimbalzate sui teleschermi e sulle pagine dei giornali di tutta Europa, sollevando preoccupazioni e polemiche. Quello che succede nelle strade di Madrid o Barcellona prima o dopo quei tafferugli, invece, riceve molta meno pubblicità. Così come gli effetti di una crisi economica e sociale che in Spagna, così come nel resto del continente, sta minando le basi della convivenza civile.

La storia di “Residui Teatro” ne è un esempio lampante. Si tratta di una piccola compagnia teatrale che dal settembre 2011 svolge le proprie attività nella sala teatro “El Montacargas” di Madrid , dove ha affittato una sala prove. Nel giugno scorso, alla fine della collaborazione col teatro, la compagnia si mette alla ricerca di nuovi spazi. In vista, però, c’è una tournée in Messico e Nicaragua che durerà fino ai primi di settembre. La compagnia decide quindi di cercare uno spazio provvisorio in cui lasciare una parte del suo materiale e lo trova all’interno del centro sociale CasaBlanca. Alla fine della tournée, Residui Teatro trova una nuova sala nel centro di Madrid, a pochi passi da Plaza Mayor, e programma il trasloco per il 19 settembre.

Il 14 settembre, però, soltanto cinque giorni prima del trasferimento, la polizia decide di sgomberare il CasaBlanca. I giornali spagnoli fanno sapere che lo sgombero è “preventivo”, ma nessuno scrive che in quelle sale è conservata tutta la memoria fisica del movimento 15M, il risultato delle riunioni e del lavoro partecipativo delle assemblee degli indignados di Madrid. Così come più di 10.000 libri, strumenti musicali, abiti, burattini e casse piene di colori. E tutta l’attrezzatura di “Residui Teatro”.

All’inizio la polizia blocca il passaggio. Poi dopo qualche ora lascia entrare nello stabile una manciata di occupanti, che in mezzora cercano di tirare fuori tutto quello che possono. Dopo vengono fermati. Da quel momento in poi, nessun civile è autorizzato a entrare. Nei giorni successivi l’edificio è presidiato con le armi, finché ad un certo punto non viene alzato un muro davanti al portone d’ingresso.

Passano i giorni, e non succede niente. Gli avvocati del centro sociale chiedono ai collettivi di stilare una lista con il dettaglio dei beni presenti all’interno. La comunicazione che i collettivi ricevono è che non sarà più possibile utilizzare a fini culturali lo stabile, ma è lecito però il recupero dei beni. Passa ancora del tempo, e ai primi di ottobre il giudice non comunica altro che l’aver chiamato in giudizio i cinque civili che la polizia ha fatto entrare.

Il 12 ottobre, però, qualcuno si stanca di aspettare. Un collettivo decide di recuperare le proprie cose. Viene aperta una porta laterale e la gente prende ad entrare. Uno degli attori di “Residui” riesce a raggiungere la saletta della compagnia teatrale. Ne esce con le lacrime agli occhi. Tutto ciò che era conservato là dentro è stato fatto a pezzi. Alcuni oggetti di valore sono “spariti”, qualcuno ha preso a calci e bastonate casse di libri e colori, ha pestato i burattini e spaccato i tamburi. E lo stesso vale per i beni degli altri collettivi.

Ormai si è fatta notte, la corrente elettrica è stata staccata. Bisogna rimandare il recupero di quel poco che è rimasto al giorno successivo. Ci si comincia ad organizzare. Ma intorno alle 10 e mezza di sera, 20 camionette della polizia si fermano davanti all’ormai ex Casablanca. Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa scendono con lacrimogeni e manganelli. Nello stabile ci sono non più di 100 persone, fuori molte di più. La polizia comincia a spingere, nessuno oppone resistenza. Tutta la parte alta del quartiere Lavapies è stata transennata, sgomberata. Tutti, però, hanno paura per chi è rimasto dentro.

Qualcuno riesce a contattare una ragazza
 che si trova nell’atrio. Questa è la sua testimonianza: “Siamo seduti nel patio, la polizia ci identifica 5 per volta, e ci fa uscire. Ci sono poliziotti ovunque, si sentono dei rumori fortissimi, assordanti, si sentono rumori di cose rotte, di colpi.” Nessuno tocca i ragazzi, non c’è stata nessuna “macelleria messicana”, ma i rumori che vengono dal piano superiore lasciano ben poco all’immaginazione. Nei giorni successivi i vicini dicono di aver visto fiamme provenienti dall’edificio. Gli operai del comune hanno continuato ad entrare ed uscire, tutte le finestre dello stabile sono state murate. Dopo una settimana il Casablanca viene chiuso di nuovo, stavolta definitivamente.

“Abbiamo subito uno stupro
 – dicono i responsabili di “Residui Teatro” – abbiamo perso tutto: fari, cavi, dimmer, mixer audio, attrezzi, costumi, oggetti di scena, documenti. Tutto fatto a pezzi. Abbiamo voglia di vomitare. Non credevamo che si potesse arrivare a tanto in una Spagna democratica”. Eppure nessuna televisione era lì a riprendere la scena, nessun giornalista ha scritto di questa storia. Restano in attesa della prossima manifestazione, del prossimo sciopero generale, dei prossimi scontri di piazza.

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